CUORE FREDDO

















Un cuore freddo, insensibile a tutto. È cresciuto nei giorni apatici dell'ultimo autunno, durante quelle notti passate a fissare il soffitto buio, nei silenzi rotti soltanto dal ronzare inarrestabile della TV della vicina di casa. Non avrebbe mai potuto immaginare che una cosa così gelida potesse crescere dentro di lui, e che arrivasse al punto di non riuscire più a sentirla. Il cuore freddo attutisce ogni appendice percettiva. Rimane soltanto una sensazione di vuoto, comunque inafferrabile, alla quale è preferibile tutto, anche il vortice abissale della disperazione. No, il cuore freddo ti rende robotico, meccanico, funzionante ma alienato. È una pila atomica che brucia a temperature vicine allo zero assoluto. I muscoli della sua faccia rispondono al gioco di conseguenze logiche, in ogni relazione in cui viene coinvolto. Saluta, domanda, risponde, partecipa, ma ogni gesto, ogni parola, sono mere risultanti di complesse espressioni algebriche. È il cuore freddo che lavora senza riposo. Si autoalimenta. Sopravvive della sopravvivenza del suo uovo.
Quante persone come lui coltivano nel petto un cuore freddo, in questo occidente sferzato dal vento e dalla neve, nell'inverno più gelido che l'uomo ricordi? Quante?

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