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NUVOLE DI PASSAGGIO

Ero rimasto tutto il pomeriggio a sorseggiare vino e a fotografare nuvole, con la voce del mio vecchio che dall’altro mondo mi ammoniva dicendomi che invece di perder tempo avrei dovuto fare qualcosa di costruttivo, tipo aiutare mio fratello a risanare i conti dell’azienda che ci aveva lasciato in eredità, oppure rimboccarmi le maniche e dare una mano agli operai alla fabbrica, o al limite trovarmi una donna, magari ricca, e sistemarmi una volta per tutte. Insomma, anche da morto quel povero cristo tornava ad assillarmi con le solite menate, come se non fosse stato abbastanza chiaro durante i nostri innumerevoli scontri aperti, e mia madre che dalla cucina faceva finta di non sentire, per poi consolarmi in segreto con un panino al prosciutto e una Ceres ghiacciata come piaceva a me. È stata lei a salvarmi da questa macchina infernale, e gliene sarò eternamente grato...
Le nuvole di passaggio sono una vera e propria figata. Fotografarle non è di certo un’idea geniale, ci aveva già p…

LA GIOSTRA

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C'era una vecchia giostra in città, di quelle in stile ottocento, anche se indubbiamente smaltata di nuovo. Occupava una piazzetta un po' nascosta, quasi in periferia, e ci si arrivava per strade poco frequentate, conosciute solo agli anziani e ai padroni di cani, perché loro la città la conoscono fin nei minimi dettagli; ogni marciapiede, angolo, lampione e albero non sfugge ai loro amici a quattro zampe. Un tempo avevo anch'io avevo un cane, e grazie a lui ho avuto l'occasione di conoscere gli anfratti più curiosi di questo antico e stantio capoluogo. Abbiamo marcato un bel po' di territori assieme, ed è così che questi palazzi e queste chiese mi sono rimasti dentro, nonostante un'avversione innata che mi sono sempre portato dietro. Non mi è mai piaciuta la mia città, forse perché troppo palesemente bella, perché trovavo antipatica tutta quella gente che se ne veniva da ogni parte del mondo per assaggiarla, fotografarla, in qualche modo viverla, nonostante f…

FIORITURE

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Come andranno le cose domani? Chi può dirlo, ripetono amici e conoscenti, ma l'interrogativo rimane scolpito indelebilmente negli occhi dei miei figli, che mi guardano da oltre la tazza del caffellatte regalandomi un altro straordinario esempio di purezza, o forse sono io che vi leggo cose che non esistono affatto. D'altronde quand'ero un ragazzo non andavo mai col pensiero più lontano del giorno dopo, o al massimo mi spingevo fino al week-end, ma mai più avanti, perché il tempo ha tutto un altro significato quando si è giovani. Vinceremo anche questa battaglia, ripeto a me stesso, e rispondo sorridendo, scompigliando loro i capelli e dicendo frase sciocche, prese in prestito dai cartoni animati visti insieme il giorno prima. “Andrà bene, ma certo!” mi consolo, anche se non ci credo veramente. Il più piccolo si esibisce in una delle sue solite gag, imitando i fratelli più grandi. Il risultato è una risata generale alla quale si unisce anche lui, troppo piccolo, troppo meravi…

LA DONNA DELLA TORRE

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Alla vecchia torre ci andai una domenica mattina dei primi di febbraio, in uno dei giorni più freddi dell'anno, assicurandomi così la quiete del momento e la cristallina visione di quel paesaggio che, passandoci com'era mia consuetudine ogni settimana per recarmi da un cliente, mi ero ripromesso più volte di andare a visitare. La vista dalla strada statale lasciava presagire un piccolo ed idilliaco quadro medievale e devo ammettere che non ne rimasi deluso. Costruita durante il tredicesimo secolo, la torre fungeva da avamposto per i soldati nei periodi di guerra. Ristrutturata più volte, fungeva oggi da attrazione turistica, anche se era ancora parzialmente abitata.
Scesi dall'auto appressandomi al cancello di accesso al piccolo ponte di legno che raggiungeva la base della costruzione, circondata interamente da un fossato pieno d'acqua che, durante la notte, aveva incominciato a ghiacciarsi. Scattai un paio di foto ispirato dalla luce del sole invernale, con i suoi ragg…

I CONTI DELLA VITA

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D'inverno, in quelle giornate fredde ma di sole, mi piace andarmene al parco giochi. Non c'è quasi mai nessuno e le panchine sono tutte a mia disposizione, anche quelle a ridosso della rimessa, riparate dal vento e rivolte a sud, perciò posso godermi il sole dal mattino fino a metà pomeriggio. Di solito ci capito prima di pranzo, insieme a una birra a temperatura ambiente, ovvero molto fredda. Me la bevo a piccoli sorsi, come una bevanda ristoratrice. Mi piace sentire sulle labbra quel frizzore amarognolo e quell'odore lievemente rancido. La birra é una volgare Moretti da 66, ma fa al caso mio. Non ho molte pretese, quando vado al parco giochi. Voglio solo rimanermene un po' da solo a fare i conti della vita.
Si, io li chiamo così; i conti. Tiro fuori bilancia e calcolatrice, apro l'archivio e analizzo passo per passo gli eventi che mi hanno condotto fino a quella panchina. Non miro al guadagno, mi basta fare pari, ovvero che i conti tornino. Lo ammetto, a volte gon…

IL PROFUMO DI CIPOLLETTA

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Quando sento il profumo di cipolletta mi sembra di entrare in casa di Lina.
Lina era una vecchietta che abitava al piano di sotto, classe millenovecentodieci, sempre pimpante fino al suo ultimo giorno, un torrido pomeriggio di due estati fa in cui il suo cuore, dopo quasi un secolo di incessante lavoro, aveva deciso di non battere più.
A volte mi invitava a pranzo, in quelle domeniche in cui tutto sembra succedere sui campi di calcio, e il mondo pare fermarsi sugli spalti. Ignorando i messaggi degli amici che mi invitavano ad andare a vedere la partita insieme a loro, scendevo le scale del condominio e bussavo delicatamente alla porta della mia vicina. Il profumo dei suoi sughi si sentiva distintamente dal pianerottolo.
Lei era raggiante quando mi vedeva. Mi faceva accomodare al tavolo, apparecchiato con un'impeccabile tovaglia di merletti, la brocca di vino rosso e il cestino di pane fresco. Mi sembrava di essere in trattoria.
Io le parlavo del più e del meno, del mio noiosissimo lav…

CUORE FREDDO

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Un cuore freddo, insensibile a tutto. È cresciuto nei giorni apatici dell'ultimo autunno, durante quelle notti passate a fissare il soffitto buio, nei silenzi rotti soltanto dal ronzare inarrestabile della TV della vicina di casa. Non avrebbe mai potuto immaginare che una cosa così gelida potesse crescere dentro di lui, e che arrivasse al punto di non riuscire più a sentirla. Il cuore freddo attutisce ogni appendice percettiva. Rimane soltanto una sensazione di vuoto, comunque inafferrabile, alla quale è preferibile tutto, anche il vortice abissale della disperazione. No, il cuore freddo ti rende robotico, meccanico, funzionante ma alienato. È una pila atomica che brucia a temperature vicine allo zero assoluto. I muscoli della sua faccia rispondono al gioco di conseguenze logiche, in ogni relazione in cui viene coinvolto. Saluta, domanda, risponde, partecipa, ma ogni gesto, ogni parola, sono mere risultanti di complesse espressioni algebriche. È il cuore freddo che lavora senza ri…