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Visualizzazione dei post da Giugno, 2010

IL PROFUMO DELLA MAGNOLIA

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Il profumo della magnolia è tutto ciò che ricordo di quell'estate, tutto quello che mi sono permessa di ricordare. Conosco il suo significato, il vento caldo pieno delle sue bugie, le notti sopra le lenzuola a sorseggiare un bicchiere di prosecco con la mente confusa, inebriata. Un calore all'altezza dello stomaco, e poi più giù, nel pensiero di lui. Arriverà stanotte? Quante volte me lo sono chiesta... Mi ero promessa di non ricascarci. Gli uomini sposati sono i più pericolosi. Non ti amano per scordarsi delle loro mogli, ma per ricordarsi di come erano quando le incontrarono la prima volta. A volte li senti sussurrare i loro nomi mentre sono su di te, e l'affondo di un coltello farebbe meno male. Puoi giocare con l'inganno, compiacerti nel sentirti abusata, provare sensazioni nuove, spesso malsane, come lo stucchevole odore della magnolia in fiore. Ma questa non è una storia di lacrime e rimorsi, è la storia di un profumo che rievoca il dolore e l'amore, che s'…

HOLIDAY INN

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Non ero mai stato in un Holiday Inn, credevo anzi che non ci avrei mai messo piede, non per questione di gusti ma di opportunità. Fino a qualche mese fa non avevo alcuna ragione per lasciare la mia casa, il mio lavoro e tutti quei legami costruiti in trentacinque anni di residenza in un piccolo paesino della Maremma. Ma i fulmini a ciel sereno a volte precipitano a terra e fanno un gran chiasso. Qualcuno fa finta di niente, altri invece sono troppo sordi per accorgersene, ma chi è ancora sensibile ai segni del cielo e della terra, capisce subito che questi eventi hanno un significato forte, rivoluzionario. Nel mio caso il fulmine si chiamava Christel, una saetta bionda di Amburgo di dieci anni più giovane. All'inizio tutti e due pensavamo che si sarebbe trattato di una banale avventura. Lei era in vacanza con i suoi amici tedeschi, io facevo alcune commissioni per l'agriturismo nel quale soggiornava. Ci siamo visti, abbiamo chiacchierato con il mio inglese rappezzato, siamo a…

CASTAGNETO

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Per andare a casa di Paola facevo la strada del castagneto, uno sterrato dissestato che era diventato col tempo il terrore di tutti gli automobilisti del paese. Tre diverse amministrazioni comunali avevano promesso di asfaltare quella strada, ma in dieci anni nessuno ha mai fatto niente. In Italia cose come queste sono la normalità. Io preferivo così. Meno asfalto c'è meglio è, però avevo anche il vantaggio della jeep. Da Paola ci ritrovavamo ogni due settimane per fare un po' di musica insieme. Veniva Ermanno insieme al suo set di percussioni, Michele col Fender, Gianluca con la Roland e il Mac e poi c'ero io con una vecchia Gibson semi acustica che mi aveva regalato mio padre. Paola ci offriva un po' di tè verde che sorseggiavamo piano in cucina (lei se ne faceva tre per scaldarsi la voce), poi montavamo gli strumenti nell'ampio salotto di casa. In inverno, ma spesso anche d'autunno, il camino era sempre acceso. Suonavamo un repertorio misto, selezionato insi…

UN PANINO IN COMPAGNIA

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Erano passati cinque anni dall'ultimo incontro con Marchino. C'avevo passato l'infanzia insieme, i pomeriggi alla sala giochi e le serate sulle panchine, specialmente d'estate. Nel quartiere rimanevamo solo noi due perché i nostri genitori potevano appena permettersi una settimana al mare di ferragosto, una vera tortura. Siamo praticamente cresciuti insieme e fino a venticinque anni non facevamo passare più di una decina di giorni senza vedersi, a parte l'anno del militare. Io feci l'obbiettore mentre lui lo spedirono in Sardegna, ma stette bene e tornò rinvigorito ed abbronzato. Dopo un po' le nostre relazioni sentimentali incominciarono a diventare più serie, più complicate. E poi c'erano il lavoro, li impegni, gli altri amici e casini vari. Continuavamo a sentirci e spesso ci si sforzava di vedersi per non perderci di vista. Erano due mesi che non lo sentivo quando mi chiamò per invitarmi al suo matrimonio. Rimasi di sasso, ma ci andai e mi fece un p…