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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2010

CUORE FREDDO

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Un cuore freddo, insensibile a tutto. È cresciuto nei giorni apatici dell'ultimo autunno, durante quelle notti passate a fissare il soffitto buio, nei silenzi rotti soltanto dal ronzare inarrestabile della TV della vicina di casa. Non avrebbe mai potuto immaginare che una cosa così gelida potesse crescere dentro di lui, e che arrivasse al punto di non riuscire più a sentirla. Il cuore freddo attutisce ogni appendice percettiva. Rimane soltanto una sensazione di vuoto, comunque inafferrabile, alla quale è preferibile tutto, anche il vortice abissale della disperazione. No, il cuore freddo ti rende robotico, meccanico, funzionante ma alienato. È una pila atomica che brucia a temperature vicine allo zero assoluto. I muscoli della sua faccia rispondono al gioco di conseguenze logiche, in ogni relazione in cui viene coinvolto. Saluta, domanda, risponde, partecipa, ma ogni gesto, ogni parola, sono mere risultanti di complesse espressioni algebriche. È il cuore freddo che lavora senza ri…

PROVE TECNICHE DI PRIMAVERA

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Non ho motivo di rimanermene in casa, non oggi che è una giornata di sole. Per decidermi ad uscire devo vincere una guerra interiore, la stessa che da oltre un mese mi tiene prigioniero dentro queste quattro mura. Ho dato la colpa all'inverno, ma oggi è il primo giorno di primavera, anche se il calendario non lo dice. Niente torna come è stato. Non posso cristallizzare la mia angoscia nei ricordi di lei. Devo uscire...
Fuori è sabato, il mio primo sabato dopo un'infinità di domeniche. La corrente cittadina mi risucchia senza che neanche me ne accorga. La prima sensazione è di serenità, il sentirsi finalmente parte di qualcosa; un fiume inarrestabile di cervelli concentrati al consumo. Almeno non sono solo, penso. Ma chi sono questi qui?
Abbagliato da una patina di sole, muovo piccoli passi in direzione del centro commerciale. La calca si fa ancora più fitta, ma tutti si muovono con ordine, al tempo di una musica. Mi pare quasi di udirne il battito, una bossa nova che fa muovere …

LA BICI DI GINO

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Gino non va più in bicicletta. Adesso ha la familiare con i seggiolini per i bimbi, e lo scooter per muoversi in città. Però io continuo a ricordarmelo sui pedali, magro come un fuscello, con la chioma paglierina al vento. Arrivava sempre tardi, ma era impossibile fargliela pesare. D'altra parte lui veniva in bicicletta, mentre noi eravamo tutti motorizzati. Scendeva di sella con l'agilità di un furetto, il sorriso stampato sul volto e la battuta pronta. Noi sedevamo sulle panchine con le lattine di birra e i cicchini, a ragionare di quello che avremmo combinato. Il più delle volte rimanevamo lì, a rovellarci il cardine, come diceva quel famoso libro. Questo ovviamente d'estate, con la città vuota e tutta la notte a nostra disposizione per dimenticarci chi eravamo.
Gino indossava il giacchetto di jeans su una maglietta degli Iron Maiden. Cerco di ricordarmelo vestito diversamente ma non ci riesco. Per almeno tre anni, il tempo delle serate sulla panchina o al bar in pazza, …